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Racconti in tempo di pace II°

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Il fumo fa male

ma il fuoco non scherza  di Pio Acito      
 

Già da alcuni giorni c’è un’aria diversa.

Sembra ieri che la scuola è ricominciata, ci siamo appena abituati ai nuovi insegnanti ed a quei due che arrivano da un’altra scuola e che sembravano così antipatici ed è già Natale. La solita recita, le poesie, i lavoretti, e le insegnanti che non vogliono capirlo che qui siamo alle medie e che queste sono cosette delle elementari, da far fare ai piccoli. Noi in seconda o terza media abbiamo ben altre cose da sistemare. Altro che i lavoretti ed i pensierini per Natale.

Sono appena arrivati dalla Cina, dei bellissimi e super potenti “truni”, dei rauli gialli, più grandi di una sigaretta e quando scoppiano fanno un botto bellissimo.

Roba da far tremare le gambe. Aaahhh! Poterne avere tre o quattro da far scoppiare qui nell’androne della scuola, allora SI che tutti, ma soprattutto Angela, si accorgerebbero di me. Devo chiedere a Paoletto se per due euro riesce a trovarmene almeno quattro di questi rauli. Una strisciata sul pacchetto dei cerini, una fiammata, tre quattro secondi ……strrraaabbbuuuuuummmmmhhh!!! Che botto! Finalmente i Cinesi si soni decisi a fare dei truni seri. In città si sentono da un po’, ogni volta che li sento da casa mia ho come un sussulto di invidia per quelli che ce li hanno; devo averne anche io.

Due euro me li ha dati nonna perché come al solito sono stato bravo. Mamma non rompere questi mi servono proprio, non posso metterli da parte per l’emmepitre nuovo, mi sacrifico! Ecco mi sacrifico, mi accontento di quello che ho, tanto tra poco è Natale, ma questi due euro mi servono proprio. No! Non posso dirtelo, ma si! Te lo dico: è che vorrei fare un regalo ad una amica. Riesco a mentire così bene che sono orgoglioso di me stesso, ma quale regalo a quale amica? ho detto così perché la mamma la smette subito di rompere quando dico che ci ho un amichetta. Paoletto eccoti i due euro, dammene almeno cinque di truni, e va bene quattro, tanto lo sapevo che costavano cari. Gialli, belli grossi, almeno dieci centimetri, dove li metto? Uno qui nello zainetto, due li nascondo nelle scarpe da calcetto che la mamma non le vuole neanche toccare e l’ultimo in tasca.

A scuola, lo porto a scuola che tutti debbono schiattare dall’invidia, anche quelli grandi, quelli di terza. C’è Tommaso, lui fuma già; che ci hai i cerini, mi serve la scatola, no! ne ho solo uno, non possiamo scoppiarlo qui, sei matto? Con l’accendino è pericoloso, ci vogliono i cerini, ci cacciano dalla scuola, a domani, domani porta i cerini! E’ forte Tommaso, però è troppo prepotente, fuma puzza e muove troppo le mani, mi fa un po’ paura, però io ora ci ho questi truni potentissimi che mi sento più forte di Tommaso e domani mi sente pure tutta la scuola. Fa un freddone e piove! cappotti giubboni mantelle tutti gli attaccapanni nei corridoi della scuola sono pieni e sono pieni di tanti colori , c’è sempre qualche giubbino a terra e le bidelle che non lo rimettono su a posto.

L’intervallo, tutti nei corridoi, non spingetevi! le carte nel cestino! Non gridate, state buoni, che noi insegnanti abbiamo diritto ad una sigaretta in pace, abbiamo diritto?

Tommaso hai i cerini? Dammi qui! ora nell’intervallo! che botto! schiattano tutti di paura! No! aspetta al rientro si sentirà di più, in questo momento c’è troppa confusione, questi bambini di prima fanno troppo chiasso. La campanella, si rientra, ecco, accendi adesso, accendi ti dico! struscia sul pacchetto, struscia, ma non funziona! che robaccia ti hanno venduto, guarda esce un po’ di fumo, buttalo! è pericoloso, no! è un fregatura, buttalo ti dico! Voi due dentro! la campana è suonata, siete i soliti, e tu Tommaso nella tua classe.

Che ci faccio con questo truno che fuma piano in mano? Zaaac! In una tasca di quel cappotto rosso, di chi sarà?

Nessun botto, altro che truni cinesi, due euro, Paoletto me li deve ridare, questi botti non funzionano.

PPPffffhhhhiiiiuuusssshhh! Il botto non c’è, ma una bella sfiammata lunga e bianca SI, giusto nella tasca di quel cappottino rosso. Fumo nero, e le fiamme subito si attaccano agli altri giubbini appesi, le bidelle non si vedono, tutti sono in classe, lì è più caldo, si comincia a sentire una forte puzza, le fiamme sono lungo tutta una parete, il fumo si arrotola nero sotto il soffitto. La bidella apre la porta vetrata grande e l’aria che entra fa fare un salto alle fiamme ed una giravolta a tutto il fumo, grida, AL FUOCO! AL FUOCO! E se ne scappa, escono le insegnanti e tutte gridano AL FUOCO! AL FUOCO! Tutti pallidi, di colpo silenzio, la puzza di bruciato si sente, ecco il fumo entra in classe, chiudi la porta grida la insegnante, Calmi! Fermi! Zitti! si agita e grida la prof, noi siamo tutti pallidi e stiamo tutti già fermi e zitti. La campana ora suona forte, ma possiamo uscire? Dobbiamo uscire? La prof si attacca la telefonino, chiama il marito vigile del fuoco, non dobbiamo uscire? Ma il fuoco è proprio qui vicino, no il fumo è poco e sta in alto nella classe, che devo fare? con me ci sono 23 bambini in aula. Chi ha una bottiglia di acqua? tirate fuori le sciarpe ed i fazzoletti, fate così, bagnate le stoffe, mettetele intorno alla faccia e tutti giù sotto i banchi fermi, non aprite la finestra, e mi raccomando non vi avvicinate alla porta. I vigili del fuoco saranno qui in pochi minuti.

Le fiamme stanno facendo gravi danni, il fumo è dappertutto, puzza. Escono gridando le prime classi, quelle vicine alle uscite, si sentono i vetri che scoppiano e ad ogni scoppio qualcuno lancia un grido acuto.

Fuori tutti! Nooo! Fermi tutti! Nooo!

Proviamo a ragionare un po’.          Fuori le classi che possono uscire in sicurezza, restano dentro le classi che potrebbero rischiare.

Il fuoco si è preso tutto il corridoio e le fiamme ora escono dalle finestre, il fumo si sente aspro e raschiante nelle gole, due amici piangono. Una grande angoscia mi prende: e se qualcuno si fa male per colpa mia? Questa volta ho sbagliato davvero, piango anche io per la rabbia ed il dispiacere. Stiamo tutti fermi, anche la insegnante sembra tranquilla, ma è bianca bianca, quasi pallida. La sirena dei vigili, eccoli! Altre sirene, si sentono bene, ma quante sono? Sbattono gli sportelli dei camion, peccato stare qui sotto i banchi e non vedere tutto lo spettacolo, arrivano gli ordini dei capi dei vigili, si sentono altri vetri rotti, l’acqua entra con violenza e subito azzera il fuoco, dei rumori strani pesanti e dopo un poco la porta dell’aula che si apre ed entrano due vigili con le maschere e le bombole, non si capisce cosa dicono ma prendono per mano il più vicino e fanno segno agli altri di uscire, si tolgono le maschere, ora si capisce : Fuori! tranquilli, bravi, siete stati bravi a restare in classe, ma lei è la moglie di Fausto il caposquadra, brava anche a lei. Ci vediamo dopo perché vorremmo capire come è partito questo incendio.

Nel corridoio è tutto nero, una specie di polvere nera dappertutto, acqua sporca, rigagnoli di fuliggine alle pareti, tutti i lavoretti e di disegni sono spariti, bruciati in pochi minuti, i cappotti sono un cumulo di poltiglia nera e fumante a terra, una puzza terribile e la gola che raschia. Fuori si respira, nessuno si è fatto male, arrivano i primi genitori preoccupati.

Come è partito questo incendio? non per caso. Non è stato un incidente.

Questo incendio è partito per colpa di una cretinata e poteva finire molto male.

Ma si può ancora fare una cosa buona, tirare fuori quei tre rauli nascosti e buttarli nella spazzatura.

Senza accenderli però, anzi bagnandoli ben bene prima.

Con il contributo di: Giulia DePace, Miriana Digregorio, Carlotta Lanzillotta,

 Giuseppe Festa del Girasole .




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