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L'uso dissennato del territorio lo rende fragile

L'allerta meteo era stata chiara: vento di burrasca, piogge intense, mareggiate. Interessato tutto il Sud Italia, nessuno si preoccupa.

Le apprensioni iniziano la mattina dell'11 dicembre, piove a scrosci violenti sulla intera provincia di Matera e raffiche di vento piegano e spezzano molti alberi. Una normale giornata di tardo autunno aggravata dalle modificazioni climatiche, dalla temperatura alta che crea vortici in altitudine e grandi movimenti di masse d'aria sia verticali che orizzontali.

Una giornata pesante ma che non dovrebbe tramutarsi in emergenza, invece succede che.....

che le alberature urbane sono mal gestite, che le fognature sono troppo sporche, che gli stabilimenti balneari estivi sono lì sulla battigia a Metaponto, che gli argini del Bradano e degli altri fiumi lucani sono "abusati" da cento e cento agricoltori che utilizzano le aree golenali, che nel Materano sono bruciati 5mila ettari di boschi e macchia in tre anni.

Succede che 75 millimetri di pioggia, vento con raffiche a 100 km l'ora, mare forza 8 tutto previsto e segnalato si fermano per 12 ore sulla Basilicata meridionale e ci sono un sacco di danni. Colate di fango sulle strade -accentuate dal verificarsi degli incendi delle ultime stagioni estive- si verificano lungo la Basentana, a Craco, a Pisticci, a Bernalda, a Montalbano. Mille alberi spezzati ed abbattuti a Matera città, scuole chiuse per due giorni, 130 interventi dei vigili del fuoco per allagamenti solo nel capoluogo. I Volontari per l'Ambiente danno il loro piccolo contributo per ridurre i disagi nelle scuole con interventi a Serra Venerdì, all'Agrario, a Sant'Anna, al Castelloalt

A Metaponto una pesante mareggiata e le raffiche del vento procurano danni agli stabilimenti balneari che avrebbero dovuto esser smontati nei mesi precedenti. Gli stabilimenti realizzati con coperture precarie in plexiglass o in tela, con vetrate e tralicci costituiscono un vero pericolo perchè se ne  distaccano parti. Le fondazioni si scoprono per effetto delle onde sulla battigia, ma la battigia è proprio il luogo dove si infrange il mare e sono gli stabilimenti che si trovano nel posto sbagliato nel periodo sbagliato. Il mare fa il suo mestiere:  (tra l'altro) rinnovare la linea di costa in continuazione.

Si allagano trecento ettari di terreni lungo il Basento a Torre Accio, succede due volte l'anno -da dodici anni- ogni volta che cadono 30 mm. di pioggia. Prima dei lavori di "sistemazione idraulica" realizzati, per 120 miliardi di lire dalla nota impresa Ferrara di Policoro e progettati dalla Regione Basilicata, succedeva ogni tre o quattro anni.

Quelle terre producono ottime arance forse anche grazie al Basento.

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Si rompono gli argini lungo le anse terminali del Bradano a Tavole Palatine, a Marinella, argini abusati da ogni mezzo pesante, da ogni trattore, se il fiume sale di un metro da qualche parte un argine si rompe e l'acqua divaga.

A Metaponto ci sono naturali vasche di espansione ovunque, il metapontino è tutto sotto quota tanto che persino l'area archeologica può salvare i "villaggi turistici".

 

La impermeabilizzazione dei suoli, la ridotta capacità di assorbimento delle sabbie per via delle permanenti irrigazioni, le infrastrutture disseminate ovunque, rendono fragilissima quell'area e sensibile ad ogni piccola alterazione della routine.

 

 

Cosa ci si potrebbe aspettare da un territorio così dissennatamente e criminalmente gestito se dovesse verificarsi una vera emergenza?

La struttura regionale della Protezione Civile non può correre a riparare falle ed errori di gestione accumulati nel corso di decenni.

Le risorse economiche che dovessero arrivare in Regione dovrebbero essere TUTTE investite per l'attenuazione dei rischi e non per "risarcire" la stupidità umana.

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