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A dieci anni dalla frana di Sarno

05/05/2008 10:08 Sarno 1998 -2008

Legambiente “A dieci anni da quella tragedia poco o nulla è cambiato”.
I problemi irrisolti nella gestione del rischio idrogeologico nel dossier
E se piovesse come allora?

Il 5 maggio 1998 a Sarno oltre 2 milioni di metri cubi di fango sono scesi a una velocità di 10 metri al secondo portando via 180 case e 160 vite.

Eppure a distanza di dieci anni sembra che quel disastro non abbia insegnato nulla su come gestire il rischio idrogeologico. Una settimana dopo la catastrofe erano già state costruite due case abusive. Poi l’attività illegale è ripresa a pieno regime, tanto che si contano 2000 domande di condono.

E se oggi piovesse come allora? Se lo domanda Legambiente che ha intitolato così un dossier presentato in occasione del decennale di quel tragico evento.

Sarno è stato l’episodio più grave degli ultimi 20 anni ma non è stato l’ultimo. Dal 1998 ad oggi solo i principali eventi alluvionali hanno coinvolto praticamente tutte le regioni italiane causando, secondo le stime dell’Apat, oltre 100 vittime e 7,5 miliardi di euro di danni. Secondo l’ultimo aggiornamento del ministero dell’Ambiente, il rischio più elevato per alluvioni e frane interessa quasi il 10% del territorio italiano.

“Sappiamo da sempre che l’Italia è esposta al rischio idrogeologico – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -  ma le tante tragedie non sono tutte attribuibili a fenomeni naturali. L’abusivismo edilizio, le cave illegali, l’urbanizzazione diffusa e caotica, i tanti capannoni industriali e le infrastrutture mal progettate hanno ingabbiato i corsi d’acqua e reso più fragile il territorio”. Secondo le stime del ministero dell’Ambiente, per mettere in sicurezza l’Italia, servirebbero circa 43 miliardi di euro. Dal 1956 al 2000 però ne sono già stati spesi altrettanti e negli ultimi 10 anni, sono stati stanziati circa 1,7 miliardi di euro solo per interventi urgenti. Solo a Sarno sono stati spesi circa 800 milioni di euro, una somma considerevole con cui si sarebbe potuta attuare una diffusa delocalizzazione delle strutture a rischio ma che, invece, ha portato solo altro cemento.

Campania, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta, Umbria, Calabria e Sardegna sono le tappe del viaggio virtuale di Legambiente nei territori colpiti dalle cosiddette “calamità innaturali”, dove gli unici interventi fatti sono stati quelli di cementificazione e artificializzazione e sono molto rari i casi in cui si è deciso di delocalizzare le strutture a rischio o di restituire spazio al corso d’acqua per poter esondare senza creare danni.

“E’ necessario che la sicurezza del territorio diventi priorità nell’agenda tanto del Governo centrale quanto di Regioni, Province e Comuni – ha concluso Cogliati Dezza -. Intervenire però non vuol dire definire solo un elenco di opere da fare, ma più concretamente, scegliere la sicurezza della collettività mettendo fine agli attuali usi speculativi e abusivi del territorio. Serve una politica di convivenza con il rischio che metta al primo posto la prevenzione”.

 

Il dossier è disponibile su http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0430_sarno/index.php

 

 

 

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