Categorie di rischio


E' vietato parlarne

Dall'ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA una nota del 16 aprile 2009, già detta e ripetuta molte volte e mai saputa leggere con il dovuto rispetto.

INGV, SOLO 3 REGIONI ADEGUATE A MAPPA RISCHIO

ROMA - Le Regioni lungo la dorsale appenninica sono quelle a più alto rischio sismico secondo la più recente mappa di pericolosità sismica messa a punto dall'Istituto nazionale di geofisioca e vulcanologia (Ingv). Ma nonostamte la mappa sia stata recepita dal 2006, ad oggi sono solo tre le Regioni che si sono adeguate alla nuova mappatura: si tratta di Molise, Toscana e Veneto. A fare il punto è il sismologo dell' Ingv Carlo Meletti, tra gli esperti che hanno elaborato la nuova mappa. Ed un altro dato salta agli occhi: sulla base della mappa, definita MPS04, alcune zone in precedenza considerate di livello 2, dovrebbero invece rientrare nel livello 1 di massima pericolosità. Ma, nella maggioranza dei casi, un adeguamento in tal senso non è stato ancora effettuato dalle Regioni. In pratica, spiega Meletti, "tutta l'area appenninica è ad alto pericolo sismico e le Regioni a maggiore rischio sono Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia orientale e Friuli Venezia Giulia". Già nel 2006, la mappatura Ingv, sottoliena il sismologo, "é stata recepita con un'ordinanza di Protezione civile. In pratica, la MPS04 è diventata da allora la mappa di riferimento per la pericolosità sismica in Italia e le Regioni potevano da quella data aggiornare le proprie zone sismiche basandosi sulla nuova mappa". Ma a farlo sono state, appunto, solo in tre. Così, si rileva che secondo la MPS04 l'Abruzzo, ed in particolare la provincia aquilana, è classificata come zona 1 per rischio sismico, ma "ad oggi - afferma Meletti - tale zona é ancora considerata di livello 2, perché l'Abruzzio non si è adeguato alla nuova classificazione". 

E la differenza non è da poco: "Ad ogni livello di rischio, quattro quelli previsti su tutto il territorio nazionale - precisa l'esperto - corrispondono infatti riferimenti normativi precisi, ad esempio per quanto riguarda i criteri di costruzione degli edifici, e mirate politiche di prevezione". Il rischio concreto è quindi anche quello di andare incontro ad una sottovalutazione del pericolo sismico per alcune aree: "La zona tra Calabria e Basilicata, ad esempio - afferma Meletti - ovvero l'ampia zona tra Potenza e Cosenza, è indicata nella nuova mappatura come ad altissimo rischio, cioé livello 1, mentre è attualmente ancora considerata di livello 2 perché non c'é stato l'aggiornamento da parte delle regioni interessate". 

Stesso discorso per la Sicilia orientale, da Ragusa a Siracusa: per l'Ingv si tratta di zone a livello 1, ma sono ancora classificate a livello 2 di minore rischio sismico. Dopo il sisma che lo scorso 6 aprile ha colpito l'Abruzzo, l'Ingv mette dunque, nuovamente, in guardia: la mappa di pericolosità sismica MPS04 e le mappe regionali, afferma l'Istituto, "definiscono con chiarezza le aree dove ci si possono aspettare scuotimenti forti, anche da subito; in quanto tali possono e devono essere considerate come strumenti di previsione". In altri termini, anche se "non forniscono indicazioni temporali, queste mappe - avverte l'Ingv - possono e debbono essere utilizzate per definire priorità di adeguamento sismico degli edifici e guidare interventi di preparazione al terremoto". Infatti, è il monito dei sismologi Ingv, "il ritardo con cui vengono adottate le nuove zone sismiche, unitamente a inadempienze, frodi e condoni, non fanno che aumentare il deficit di sicurezza a livello nazionale". Senza dimenticare, concludono gli esperti, che una quota non trascurabile di questo deficit è nascosta anche nelle zone a bassa pericolosità, proprio per il fatto che in tali zone non é mai stata adottata in passato alcuna nozione di protezione antisismica.




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