Piani e gestioni


Modello di intervento in caso di calamità

         MODELLO DI INTERVENTO IN OCCASIONE DI CALAMITA’
 
I modelli di intervento sono delineati sulla base degli scenari di evento e articolati per tipologia di rischio.
Bisogna però tenere presente che i fenomeni naturali o connessi all'attività dell'uomo, in relazione alla prevedibilità, estensione ed intensità possono essere descritti con livelli di approssimazione di grado anche molto diverso (prevedibili quantitativamente - prevedibili qualitativamente - non prevedibili).
Per modello di intervento si deve intendere la definizione dei protocolli operativi da attivare in situazioni di crisi per evento imminente o per evento già iniziato, finalizzati al soccorso ed al superamento dell'emergenza.
I protocolli individuano le fasi nelle quali si articola l'intervento di protezione civile, le componenti istituzionali e le strutture operative che devono essere gradualmente attivate rispettivamente nei centri decisionali della catena di coordinamento (DI.COMA.C - C.O.R. - C.C.S. - C.O.M. - C.O.C) e nel teatro d'evento, stabilendone composizione, responsabilità e compiti.
 
1       EVENTO CON PREANNUNCIO
 
Nel caso di eventi calamitosi con possibilità di preannuncio (alluvioni, frane, eventi meteorologici pericolosi, incendi boschivi limitatamente alla fase di attenzione) il modello di intervento prevede le fasi di attenzione, preallarme e allarme.
Le fasi vengono attivate in riferimento a soglie di criticità, definite con le modalità indicate dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 11 marzo 2004 ed in relazione a situazioni contingenti di rischio. Le allerte meteo, con riferimento sia alle piogge intense che ai periodi di criticità per gli incendi, diffuse dagli organismi regionali e/o dalla Prefettura, attivano di fatto le procedure di attenzione.
 
L'inizio e la cessazione di ogni fase vengono stabilite dalla Struttura Regionale di Protezione Civile (S.P.C.) o da quelle periferiche coinvolte sulla base della valutazione dei dati e delle informazioni trasmesse dagli enti e dalle strutture incaricati delle previsioni, del monitoraggio e della vigilanza del territorio, e vengono comunicate agli Organismi di Protezione Civile territorialmente interessati.
 
La fase di attenzione viene attivata quando le previsioni e le valutazioni di carattere meteorologico fanno ritenere possibile il verificarsi di fenomeni pericolosi. Essa comporta l'attivazione di servizi di reperibilità e, se del caso, di servizi h 24 da parte della struttura comunale di protezione civile e degli altri Enti e strutture preposti al monitoraggio e alla vigilanza (ed agli interventi nel caso di incendi boschivi).
 
La fase di preallarme viene attivata quando i dati pluviometrici e/o idrometrici superano determinate soglie in presenza di previsioni meteo negative e/o di segnalazioni provenienti dal territorio su pericoli incombenti. Essa comporta la convocazione, in composizione ristretta degli organismi di coordinamento dei soccorsi (C.O.R. - C.C.S. - C.O.M. - C.O.C) e l'adozione di misure di preparazione ad una possibile emergenza.
 
La fase di allarme viene attivata quando i dati pluviometrici e/o idrometrici superano determinate soglie, con previsioni meteo negative e segnalazioni di fenomeni pericolosi incombenti o in atto provenienti dal territorio.
L'evento calamitoso preannunciato ha quindi elevata probabilità di verificarsi. Essa comporta l'attivazione completa degli organismi di coordinamento dei soccorsi e l'attivazione di tutti gli interventi per la messa in sicurezza e l'assistenza alla popolazione che devono essere pertanto dettagliatamente previsti nei Piani Provinciali e Comunali.
 
E' possibile che l'evento atteso si verifichi o inizi prima della completa attuazione delle misure previste dal Piano per la fase di allarme, determinando una situazione di emergenza con due diversi momenti di risposta.
 
PRIMI SOCCORSI
 
I posti di coordinamento (C.C.S. – C.O.M. – C.O.C.) attivati nella fase di allarme non sono ancora a regime. I primi soccorsi urgenti vengono effettuati dalle strutture già presenti sul luogo o in prossimità.
 
SOCCORSI A REGIME
 
I Posti di coordinamento (C.C.S. – C.O.M. – C.O.C.) e relative sale operative attivate nella fase di allarme, ed organizzati secondo le funzioni del Metodo Augustus, sono a regime e perseguono gli obiettivi del Piano con priorità rivolta alla salvaguardia e all'assistenza della popolazione.
 
 
2      EVENTO SENZA PREANNUNCIO
 
Comprende i fenomeni per i quali non è possibile prevedere in anticipo l'accadimento (terremoti, incidenti chimico-industriali, tromba d’aria) mentre è comunque possibile elaborare scenari di rischio (vedi specifiche previsioni).
In tali casi devono essere immediatamente attivate, per quanto possibili nella situazione data, tutte le azioni previste nella fase di allarme-emergenza, con priorità per quelle necessarie per la salvaguardia delle persone e dei beni. Anche in questo caso lo schema tipo cui adeguarsi nella attuazione del piano comunale di emergenza è riportato negli indirizzi relativi a questi specifici tipi di rischio.
 
3       ORGANISMI DI COORDINAMENTO
 
Per gli eventi di tipo b) e c) il modello di intervento, in conformità a quanto delineato in direttive nazionali, prevede la costituzione del Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.) formato dai rappresentanti delle Amministrazioni e degli Enti tenuti al concorso di protezione civile e supportato da una sala operativa provinciale presso la Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo o presso il Centro Unificato Provinciale di protezione civile, con compiti tecnici ed organizzata secondo le funzioni del Metodo Augustus.
In caso di necessità si prevede anche la costituzione di centri operativi periferici incaricati del coordinamento delle attività di emergenza riguardanti un ambito territoriale composto da più comuni.
I centri denominati Centro Operativi Misti (C.O.M.), sono attivati dal Prefetto e sono retti di norma dal Sindaco del Comune sede del COM.
I COM vengono costituiti nelle sedi prestabilite previste nei piani di emergenza.
Il modello di intervento prevede anche, da parte dei sindaci, nei casi ritenuti necessari,               l’attivazione dei C.O.C., presso i comuni interessati dall'evento, anch'essi organizzati per funzioni come previsto dal Metodo Augustus.
Componenti, sedi ed attività del C.C.S., dei C.O.M. e dei C.O.C. e delle relative sale operative costituiscono parte integrante della pianificazione provinciale e comunale dell'emergenza.
 
ATTIVAZIONE DEL COC E DEL COM
In particolare le Province e le Regioni con i Piani di Emergenza hanno definito, d'intesa con i Prefetti, i comuni sede di C.O.M., i relativi comuni afferenti e d’intesa con le amministrazioni interessate, le idonee sedi destinate ad ospitare i centri di coordinamento.
 
Le funzioni da attivare nei C.O.M. e nei C.O.C. sono un sottoinsieme di quelle del C.C.S., che possono essere esercitate mediante opportuni accorpamenti, in funzione della tipologia del fenomeno da fronteggiare della sua estensione territoriale e delle dimensioni e risorse del comune interessato. Nell’elenco delle “funzioni di supporto” sono ricomprese le componenti principali da attivare nei C.O.M. e nei C.O.C.
Il Prefetto attiva il C.O.M. mentre è responsabilità del Sindaco la attivazione del COC a seguito di valutazione delle “allerte”, degli eventi in accadimento, degli incidenti occorsi. Alla notizia di un evento occorso i componenti del COC –ciascuno per le proprie competenze- raggiungono, comunque, la sede individuata e intraprendono le procedure per l’affrontamento degli eventi, per la organizzazione degli interventi e dei soccorsi, redigono verbale di attivazione e cronologia delle attività intraprese, predispongono ed effettuano gli opportuni sopralluoghi, seguono il dispiegamento dei soccorsi, assumono il coordinamento delle attività proprie di ciascuna funzione, curano i rapporti con le strutture orizzontalmente e verticalmente connesse (altri COC, i Com, il CCS, etc.).
 



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