emergenze


Proviamo a capire

 

PROVIAMO A CAPIRE
 

Proviamo a capire quali possono essere state le cause delle gravi conseguenze nel metapontino delle piogge di inizio marzo.

Le previsioni del tempo già da una settimana avevano messo una bella bolla viola sull’Italia meridionale, alla fine di febbraio le bolle sono divise in tre: Marche, Basilicata, Calabria. Si prevedono precipitazioni serie, dell’ordine compreso tra i 100 ed i 150 mm nelle 24 ore.

La Prefettura di Matera gira a tutti i Comuni l’allerta meteo del Dipartimento della Protezione Civile, come d’uso, ed in più nel pomeriggio del giorno 1 marzo invia a Metaponto un primo nucleo di operatori qualificati per le verifiche dirette sul territorio.

Le precipitazioni sono intense su l’Alta Murgia e l’Appennino Lucano, nella intera giornata del giorno 1 marzo cadranno 118 mm di pioggia quasi in maniera omogenea e costante. 

Nel bacino del Bradano succede che: nel primo pomeriggio si segnalano diverse emergenze al confine con la Puglia, lo Jesce e la Gravina di Matera, nei tratti canalizzati sono fuori, la Gravina di Picciano ed il Guirro divagano nelle campagne con portate importanti; gli invasi del Bradano in successione sono tutti con le paratoie aperte (Acerenza, Genzano, Basentello, San Giuliano) e rilasciano da ultimo circa 600 mc/s con intromissione nei bacini dichiarata (dal Consorzio di Bonifica) di oltre 1.000 mc/s.

Nel corso della giornata, ai notevoli afflussi dell’alto e medio Bradano si vanno a sommare le pesanti portate della Gravina di Picciano e della Gravina di Matera.

Nella parte terminale del suo corso il fiume Bradano ha subito negli ultimi decenni diverse pesanti manomissioni, fidando sempre nelle sue limitate medie portate annue, inferiori ai 7mc/s e dimenticando le ricorrenti inondazioni (in otto anni 3: 2004, 2008, 2010).

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I 5 fiumi lucani sono stati tutti interessati da lunghe e complesse arginature che si possono stimare con uno sviluppo lineare complessivo compreso tra i 160 ed i 200 kilometri (non esiste un dato univoco in materia!), arginature che dovrebbero integrarsi con le parti spondali naturali. Ovviamente tutti i 5 fiumi lucani sono stati manomessi con drizzagni, scolmatori, cave di inerti, salti artificiali, ed oltre che direttamente nei fiumi le manomissioni sono state realizzate lungo tutti gli affluenti con canalizzazioni, tombinature, sifonature e realizzazione di mille e mille ponticelli rurali. Praticamente lungo ed affianco ad ogni corso d’acqua corre una strada ed un canale.

Le arginature sono attraversate da diverse centinaia di accessi poderali, da diverse centinaia di prese d’acqua per l’irrigazione, sono sollecitate ad ogni innalzamento del livello di acqua nei torrenti e nei fiumi stessi.

Nelle campagne l’uso delle plastiche è diventato comune e forse insostituibile; gli agricoltori hanno imparato a realizzare serre, tendoni, cunicoli, a stendere sofisticate ed infinite reti di distribuzione accorta e capillare dell’acqua.

Gli agricoltori ancora non sanno niente delle conseguenze sul territorio di questa pratica economica.

Nei tombini, sotto i ponti, ad ogni strettoia grovigli pesanti di plastiche e tubi e reti hanno incentivato le esondazioni di mille canali, hanno incrementato i danni per gli stessi agricoltori. Ed inoltre: le serre, i cunicoli, i tendoni hanno –quasi tutti- la necessità di essere sempre “umide”, con terreno quasi saturo. Quando la pioggia scivola su 10 ettari di plastiche di copertura per finire su quaranta viottoli fangosi saturi, l’acqua dove dovrebbe andare? Se la Terra in quei 10 ettari è sazia di acqua, cosa fa?

 

La rigurgita.

Ogni agricoltore serio questo lo sa, lo sa ma lo dimentica. L’acqua rigurgitata corre veloce verso i canali e quelli sono pieni di canne e di plastiche; le canne si piegano, le plastiche si intrecciano, i canali traboccano, i campi si allagano.alt

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Torniamo agli argini. Gli argini sono un po’ come le strade, abbiamo kilometri e kilometri di strade percorribili ed abbiamo centinaia e centinaia di buche. Nelle strade che percorriamo ogni giorno segnaliamo le buche e pretendiamo che siano riparate, nelle strade che percorriamo una volta l’anno non facciamo caso ad una buca. Sugli argini che non frequentiamo MAI non sappiamo quali fragilità insistono; gli agricoltori dell’area, poi, si guardano bene dal segnalare i danni e spesso rivoltano a loro vantaggio temporaneo i cedimenti (abbiamo una bella documentazione fotografica di stradelle molto artificiali che attraversano trasversalmente le arginature per mettere in comunicazione due campi degli stessi proprietari).

Nel pomeriggio e poi nella notte tra l’1 marzo ed il 2, solo lungo l’asta del Bradano, si sono aperti gli argini in 16 punti diversi, per una lunghezza complessiva stimata di circa 500 metri. Un fenomeno del tutto comprensibile. Se stimiamo una lunghezza delle arginature del Bradano attorno ai 35 kilometri (destra e sinistra Bradano, più secondo argine Ds e Sx nella parte terminale) , il cedimento di 500 metri rappresentano circa 1,5% . Ci è andata bene!

 

Ci è andata bene, considerando tutto quello che ci sta sopra.

Ci è andata bene perchè la pioggia è terminata nel tempo di 36 ore, perchè non c’era vento di scirocco a mare, perchè non è accaduto un evento come quello del novembre 1959, perché hanno ceduto in prevalenza e dalle parti più alte gli argini in sinistra Bradano.

La prossima volta potrebbe, anzi sarà di certo diverso. Oggi gli argini dei cinque fiumi lucani sono TUTTI stressati e non sono sostanzialmente idonei a svolgere la funzione per i quali furono realizzati.

In pratica è come se su di un fabbricato che ha resistito ad un terremoto 6,5 Richter riportando gravi danni, se ne ripetesse uno

con intensità 7,0 .... cosa succede, regge ancora?

I Cittadini hanno il dovere civico di pretendere i PIANI COMUNALI DI EMERGENZA, debbono avere coscienza di vivere in una area esposta a rischio e quindi debbono attrezzarsi per ridurre il rischio stesso.

Nella formula magica R = P x V x E 

Rischio = Pericolosità x Vulnerabilità x Esposizione. Credo che l'unico elemento ragionevolmente riducibile sia la Esposizione, quella che attiene alla responsabilità dei singoli Cittadini, la Pericolosità ci viene dalla geografia, la Vulnerabilità dovrebbero ridurla le Istituzioni .... ma lì i tempi, le priorità, le modalità di operare sono altri!

 

 

 

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