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FORUM POPOLI INDIGENI: COME SALVARE IL PIANETA, SECONDO IL PRESIDENTE BOLIVIANO

ONU
22/4/2008   10.17
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FORUM POPOLI INDIGENI: COME SALVARE IL PIANETA, SECONDO IL PRESIDENTE BOLIVIANO
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alt Giustizia e diritti umani, Standard
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“Dobbiamo farla finita col capitalismo, un sistema responsabile del surriscaldamento del pianeta che consente solo di accumulare immondizia”: lo ha detto il presidente boliviano Evo Morales all’apertura della VII sessione di lavori del Forum permanente dell’Onu sulle questioni indigene, proponendo di fronte a centinaia di delegati dei popoli autoctoni mondiali – in rappresentanza di oltre 370 milioni di persone – le sue raccomandazioni per “per salvare il pianeta, l’umanità e la vita”. Oltre al capitalismo, “che andrebbe sostituito con un socialismo comunitario in armonia con la nostra madre Terra”, Morales, indigeno Aymara e unico capo di stato presente al Forum, ha proposto di “rinunciare alle guerre, perché non sono i popoli che le vincono, ma gli imperi”; occorre inoltre “creare un mondo senza imperialismo e colonialismo, garantire l’acqua come diritto umano per tutti, sviluppare energie pulite, consumare solo il necessario, promuovere la diversità culturale ed economica”. Morales ha allo stesso tempo criticato produzione massiccia di bio-carburanti – “un errore, perché non serve alla vita umana, ma solo alle automobili di lusso” – evidenziando che “la nostra madre Terra non è una merce, non si può vendere o comprare, occorre una convenzione internazionale per proteggerne le risorse e impedirne la privatizzazione”. “Basta con il consumismo, lo spreco e il lusso – ha detto ancora il presidente boliviano -. Noi popoli indigeni non ce ne staremo zitti, la differenza tra gli indigeni dell’America Latina e i latinoamericani di discendenza europea è che noi abbiamo origini millenarie, siamo molti e molto poveri, e loro sono contemporanei, sono pochi e ricchi”. Sottolineando che “il benessere è necessario, ma non a spese degli altri”, Morales ha invocato anche una “democratizzazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu per un mondo multipolare”.
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