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Ancora guerra in Somalia, molte decine di morti

Somalia, strade piene di cadaveri
gli abitanti fuggono dalla capitale

di Anna Toro

Centinaia di persone hanno lasciato Mogadiscio dopo i violenti scontri della settimana scorsa tra gli irriducibili delle Corti islamiche e militari etiopici che appoggiano il governo di transizione somalo. I morti sono stati oltre 80, 119 i feriti. Quest’oggi la situazione nella capitale è tornata tranquilla, ma le strade sono disseminate di cadaveri.

“Abbiamo lasciato le nostre case per la prima volta da giorni solo per cercare i cadaveri dei nostri vicini e seppellirli” ha detto Aden Haji Yusuf all’agenzia stampa Ap. I residenti, si legge sul sito di al Jazeera, hanno abbandonato Mogadiscio a piedi, in macchina o su carri trainati da muli: temono infatti la probabile ripresa degli scontri. “I carri armati etiopi sono ancora fermi nei nostri quartieri e gli insorti sono pronti a lanciare il contrattacco, per questo stiamo scappando, per salvarci” ha raccontato sempre ad al Jazeera Faduma Ahmed, mentre scappava insieme ai suoi sei bambini.

Le agenzie riportano anche del ritrovamento, all'interno e intorno alla moschea di 'Al-Hidaya' dei cadaveri di nove religiosi islamici. Secondo il racconto di residenti, sono stati uccisi dal fuoco dei militari etiopici: sei corpi sono stati trovati all'interno, altre tre fuori dalla moschea. Altri testimoni, si legge sull’Agi, hanno riferito che i militari etiopici hanno arrestato ventuno ragazzi che durante i combattimenti avevano trovato rifugio all'interno della moschea.

Gli scontri di sabato e domenica sono tra i più violenti avvenuti a Mogadiscio negli ultimi mesi. Parlando oggi alla stampa, si legge sull’agenzia Ap, il primo ministro somalo Nur Hassan Hussein ha giustificato le operazioni lasciate dal governo contro gli insorti: "Vogliamo la pace... Ma bisogna fare la guerra a tutti coloro che praticano e vogliono la violenza".

Dal 1991 la Somalia è devastata da una guerra civile e a Mogadiscio i combattimenti tra le forze etiopi ed i ribelli islamici sono quotidiani. Dal dicembre 2006, gennaio 2007, però, gli attacchi non avevano avuto soluzione di continuità, fino all’ inizio del 2007, quando i ribelli islamici sono stati costretti ad arretrare di fronte all'offensiva dell'esercito del governo del premier somalo Nur Hassan Hussein appoggiato dai militari etiopi. Ma gli scontri in sostanza non si sono mai fermati fino a quando, durante questo fine settimana, i combattimenti sono degenerati in guerra aperta, soprattutto nella roccaforte integralista nel nord della capitale.

21 / 04 / 2008

Fabio Pireddu - Anna Toro

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